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Addio papà Mazzone, omone verticale

Era nato il 19 marzo, Carlo Mazzone, San Giuseppe lavoratore, poi festa del papà. “Sarà un caso, ma lui è stato davvero il papà di tutti”. Così Francesco Totti, nel bellissimo, recente, docufilm “Come un padre”, firmato da Alessio Di Cosimo, dedicato al grande tecnico romano (e romanista), gli ha testimoniato il grande affetto personale. In quella suggestione semplice e potente di uno dei suoi “figli” più amati, c’è davvero l’essenza di Carlo Mazzone, il patriarca del calcio italiano, scomparso ieri, a 86 anni, a Ascoli, sua cittadina d’elezione, lì dove era nata la sua straordinaria carriera di genio “provinciale”.  Una vita a bordo campo, con 28 stagioni di serie A, primato probabilmente ineguagliabile, 1.261 panchine ufficiali, sul podio dei record di presenze, con Rocco e Trapattoni.

Lo piange come un fratello maggiore, Renzo Ulivieri, presidente dell’Assoallenatori: «La nostra era un’amicizia lunga mezzo secolo. Gli volevo bene, ci volevamo bene. Lui allenatore della Fiorentina, a metà degli anni ’70, io alla guida della Primavera viola. Carlo era avanti, ma di parecchio. Tatticamente aveva idee che andavano oltre la tradizione del calcio italiano. Grande, ironico, di un’umanità speciale. E di una moralità sanguigna. Come si dice, un uomo verticale, nel suo caso, pervia di quella sua figura imponente, un omone verticale». 

Lutto non solo ad Ascoli, Firenze, Catanzaro, Bologna, Lecce, Pescara, Cagliari, Roma, la sua Roma, Napoli, Perugia, Brescia e Livorno, piazze che lo hanno visto protagonista ma per tutto il nostro calcio e per campioni assoluti come il già ricordato Totti, per Roberto Baggio, che con Mazzone ha vissuto le ultime pagine delle sue stagioni agonistiche, insieme a Pep Guardiola, che ne conserva un ricordo straordinario. 

L’Associazione Italiana Allenatori Calcio si stringe al dolore della famiglia, nel ricordo di Carlo, il papà di tutti.  

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